Giuseppe De Paolo è un chitarrista italiano, che crede nella necessità di non avere paraocchi e di suonare più stili musicali per guardare la musica (e il proprio strumento) da prospettive diverse, e questo non è altro che un occasione di arricchimento personale.

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Ci approfondisci i tuoi studi musicali?

Ho iniziato studiando chitarra classica con i maestri Giuseppe Pepe e Pasquale Anzalone. Poi appena passato all’elettrica ho trovato il mio mondo e ho continuato gli studi con i maestri Ninni Gibboni e Carlo Fimiani , nonché ho seguito alcuni seminari di Umberto Fiorentin, Guthrie Govan, Scott Henderson, Mike Stern, Carl Vereyen, Greg Koch, Steve Vai. Per il jazz anche i consigli e le sgridate dei maestri Carmine Cataldo e Alberto Tebaldi. Poi tanti concerti live appena si presentava l’occasione.

Quali sono state le esperienze musicali che ti hanno maggiormente formato?

Tutti i live sono stati formanti: ci metto sempre il cuore e cerco di esprimermi nella maniera più naturale e genuina possibile, con consapevolezza, ma senza farmi condizionare dalla paura di sbagliare. Per me l’aspetto improvvisativo (almeno nei soli) è basilare, è il fare arte. Mi emoziono e cerco di trasmettere l’emozione, poi naturalmente mi risento e analizzo a posteriori, ci lavoro su criticandomi e maledicendomi a volte (ride). Le situazioni musicali in cui mi sono potuto esprimere meglio (e quindi divertito di più) sono state quelle in cui l’artista (e/o compositore e /o datore di lavoro ) ha lasciato una minima libertà ai musicisti (nella struttura del brano) di poter interpretare con il loro stile e la loro personalità, senza troppi paletti. Credo che questo modo di intendere la musica debba essere ripreso per riportare le giuste vibrazioni al pubblico (spesso annoiato nei concerti) e diffondere un rinnovato interesse per la musica dal vivo. Tolta la musica jazz (che già nel suo DNA è improvvisazione), in altri generi musicali oggi si assiste a un fiorire di copie conformi dei brani come da disco, e soprattutto nel pop a troppe sequenze musicali sincronizzate dove non sempre si comprende quali strumenti siano suonati o meno. Spesso anche i cori sono finti e mi è capitato a volte di ascoltare cori femminili “cantati” dal vivo da uomini (risate a crepapelle). La gente vuole verità, vibrazioni ed emozioni. Insomma l’arte è stata soppiantata troppo da una sterile ricerca di perfezione formale. Il coraggio di prendersi dei rischi è al contrario alla base del miglioramento e della creazione di nuova musica, musica “fresca”.

Che chitarre suoni? Preferisci quelle di liuteria o quelle standard?

Ho un rapporto quasi carnale con lo strumento, è proprio un piacere fisico suonarlo e non riesco a starci lontano per troppo tempo. Sono pertanto un matto per le chitarre e a volte come molti mi prende la cd. G.a.s. (guitar acquisition syndrome) (ride). Per le sonorità standard mi affido ai classici marchi e modelli che hanno fatto la storia, trovo sia più pratico ed efficace avere quelle timbriche lì già belle e pronte. Sempre alla continua ricerca di sonorità più personali, ultimamente sono orgoglioso di essermi affidato a una strumentazione tutta di produzione Italiana: chitarra Manne, ampli Dv Mark e overdrive I-Spyra. Ne sono soddisfattissimo e spero in futuro di poter diventarne endorser.

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Come vedi la situazione musicale attuale in Italia?

Credo che il discorso fatto prima per la musica live valga ancora di più per l’Italia, paese che ritengo troppo fermo se non arretrato a livello culturale. Bisogna spingere e diffondere la vera musica dal vivo. Bisogna ripristinare un circuito virtuoso fra la promozione politica dell’arte (e in Italia ce n’è poca) e qualità di quello che si propone alla gente. Quando lavoravo come musicista sulle navi da crociera mi sono trovato davanti a realtà come la JamCruise ed ho avuto modo di jammare con musicisti americani fortissimi. Mi sono reso conto di quanta importanza loro danno alla musica dal vivo e allo scambio vero fra artisti che hanno il potere di creare musica nuova. Bisogna anche qui da noi fare cultura musicale, soprattutto coinvolgendo le nuove generazioni.

Hai fatto parte di diverse band. Com'è gestire le dinamiche personali all'interno di una band?

Ho fatto parte di molte band e di molte ancora farò parte (ride). Le dinamiche interne a una band sono naturalmente difficili e complesse, è come una famiglia dove si litiga ma non sempre si fa pace. Spesso le situazioni più difficili sono dovute a personalismi e/o all’arroganza di chi crede di poter sottomettere o comandare gli altri, invece di includerne lo stile e le idee. Se l’idillio finisce, ma alla base c’è stato il rispetto rimarrà comunque un legame e un’amicizia. Nel caso si vorrà si potrà sempre tornare a fare musica insieme, ritentare. Fare e far parte di una band è difficile, ma lo ritengo comunque l’unico modo per cercare di fare musica fresca. Le band e le jam salveranno il mondo (ride).

Autoprodursi oggi: Qual'è la tua visione?

Internet dà molta possibilità di autoproduzione e di visibilità, ma le insidie sono sempre dietro l’angolo. Una bella facciata o un video fatto in cameretta non sono sempre sinonimo di qualità vera, ormai come dicevo la gente si è abituata alla perfezione formale e ne è quasi annoiata. Meglio secondo me riprendersi quando si suona dal vivo e mandare quello on line, qualcuno percepirà la verità del momento e magari verrà a vedere il prossimo concerto.

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Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

La musica è innanzitutto un bellissimo viaggio personale con le emozioni. Il mio obiettivo (come l’obiettivo credo di ogni artista ) è quello appunto di trasmettere queste emozioni agli altri. Io mi sento felice quando suono e spero di trasmettere sempre a più persone questa felicità, queste vibrazioni positive (sorriso).

Come vedi il futuro della musica?

Il progresso dell’umanità sarà nella scienza e nell’arte, è sempre stato così. Pertanto non si può prescindere dalla cultura dell’arte, che però è continuamente insidiata dalla cultura dell’intrattenimento. Il futuro della musica dipenderà da quanto essa sarà considerata come arte con la A maiuscola e non come mero intrattenimento e basta.

Sei iscritto su soundfeat. Cosa pensi di questa piattaforma musicale?

Soundfeat è una bellissima occasione per creare comunità, è assolutamente una realtà importante che da un apporto concreto al miglioramento della situazione musicale italiana.
Un saluto a tutti i membri di questa bella comunità, non vedo l’ora di suonare con voi.

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Angela De Gregorio