Massimo Varini è chitarrista, insegnante, autore di canzoni, arrangiatore, produttore. Vive la musica a 360°, da grande curioso ed appassionato. E' molto connesso con l'epoca in cui viviamo, leggendo, anticipando e interpretando la realtà, come i grandi artisti sanno fare.
Intervenuto al seminario ''L'evoluzione dei sistemi digitali per chitarra'', tenutosi al Musika Roma Expo domenica 21 ottobre 2018, è stato da subito disponibile in quell'occasione a rilasciare un intervista per il blog di soundfeat.

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Quali sono i chitarristi che ti hanno maggiormente influenzato nella tua carriera?

Sono stati tanti i chitarristi a seconda dei periodi. Ho iniziato a suonare la chitarra dopo aver visto il video ''Start Me Up'' dei Rolling Stones. Il mio primo insegnante di chitarra è stato Paolo Lancellotti, il batterista dei Nomadi e inizialmente suonavo le loro canzoni. Il vero shock c'è stato con Rick Richards che è stata la mia prima fiamma. Dopo c'è stato Van Halen, che è stato abbastanza sconvolgente per il suono che riusciva a tirare fuori da quella chitarra e poi ci sono stati altri chitarristi, come Malmsteen, Steve Vai, Satriani, questo per quanto riguarda la chitarra elettrica. Poi negli anni a seguire ho ascoltato anche dei chitarristi fantastici come Stephen Bennet, Tommy Emmanuel, chitarristi che suonavano la chitarra acustica e da li mi sono dedicato anche alla chitarra acustica.

Quali sono le chitarre che suoni? Qual'è la strumentazione che non deve mancare?

Io di solito suono la chitarra elettrica e acustica, non ho una tecnica classica.
Nei dischi, quando faccio il turnista, porto con me un set di chitarre, diverse tra loro, quelle che reputo essere più adatte per ottenere i risultati che voglio ottenere, tipo la Stratocaster, la Telecaster, Les Paul, e una PRS. Queste chitarre sono quelle con cui riesco a tirare fuori il suono che voglio ottenere. Quando, invece, sono in tournée o per conto mio da anni sono Project Leader per Eko, lo storico marchio italiano. Riguardo le chitarre acustiche, sono innamorato della Martin. Siamo, mi sembra, due Ambassador italiani per Martin Guitars e ci sono alcune marche che prevalentemente utilizzo in studio, come il modello HD-28, quello D-41 special, una OM-42 Custom Solid Claro Walnut. Poi non può mancare una Eko, col nome ''Massimo Varini Signature'', che ho pensato per Eko e che ha delle caratteristiche che sono a me più vicine. In aggiunta i pedali, gli amplificatori, e tutto quello che serve per un ottima strumentazione.

Suoni, fai didattica, sei produttore. Come fai a coinciliare tutte queste cose? C'è ne una che predomina sulle altre?

Io, in realtà, è come se non avessi ancora deciso cosa farò da grande. Nel senso che mi piace spaziare in queste cose. Sono da sempre una persona molto curiosa, appassionata a tutto quello che ha a che fare con la musica. Ho già lavorato come produttore e uscirà l'anno prossimo un disco di un artista importante che ho prodotto. Insomma dalla scrittura dei testi e dall'arrangiamento, sono passato alla produzione, all'edizione.
Sono appassionato di ''arte'', nel senso che tutto quello che conosco mi piace condividerlo, nel significato che ha sempre avuto condivisione prima dei social, cioè condividere con le altre persone delle cose importanti. Il problema è trovare il tempo per fare tutto cercando di farlo al meglio, senz'altro si può. Bisogna saper gestire il proprio tempo, bisogna alzarsi presto e andare a letto tardi e in mezzo a tutto questo si trova il tempo per fare tutto.

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Come hai iniziato a fare didattica on line? Rientra nei progetti per il futuro?

Essendo una persona curiosa ed entusiasta, mi sono guardato un pò in giro per capire dove si andrà. Ed è cosi che 13 anni fa ho aperto un canale su You tube e sono stato tra i primi a fare manuali con il supporto del dvd, ma anche tra i primi a smettere di usare i dvd, perchè già sei anni fa immaginavo, guardando dove stava andando la tecnologia del futuro, che la banda larga l'avremmo avuta tutti. Quasi tutti i ragazzi, le persone avrebbero avuto i tablet, e tutte quelle tecnologie non atte ad avere un foro dove mettere i dvd.
Quattro anni fa ho iniziato a preparare la mia piattaforma digitale di E - learning. E' sicuramente insostituibile il rapporto umano tra allievo e insegnante, però è altrettanto importante sapere che il mondo cambia e, quindi, le persone devono poter seguire delle lezioni non in quel determinato luogo, ma ovunque esse siano.
Io ho i miei allievi che sono italiani e magari fanno i rappresentanti, e girano il mondo. Con una piattaforma E - learning hanno i testi, hanno i tutor, hanno un diretto contatto con me, mi mandano i loro video e io li posso verificare.
Il mio laboratorio musicale Varini, che ho fondato 4 anni fa ed è aperto, però, da tre anni e mezzo è la frontiera che io per un periodo credo resterà attiva. Sto lavorando, anche, su altre cose e questo al momento è l'attualità.

Si dice che oggi fare il musicista sia difficile. Qual'è la tua visione? Che consiglio daresti a un musicista che sta iniziando?

Fare il musicista è difficile oggi come era difficile prima, perchè è difficile suonare. Bisogna pensare che quando si impara a suonare uno strumento si ha qualcosa che nessuno ti può rubare.
La musica è forse la cosa più platealmente pubblica che puoi fare quando sei sul palco ed è la cosa più intima quando la fai nella tua camera da letto, o nella tua stanza. E quindi il consiglio è suonare, ed esistere. Ma esistere significa non solo avere una pagina facebook, o avere un profilo Instagram. Significa andare nel negozio di strumenti musicali, conoscere i musicisti della propra città, suonare con gli altri, collaborare, cercare delle serate.
Purtroppo ci sono sempre meno locali, però bisogna resistere. Questa è una resistenza, è una resilienza. Quindi la risposta positiva che noi possiamo dare a una fatica, in questo caso quella di suonare è, secondo me, che c'è ancora spazio. Tutti ascoltano la musica, quindi si può fare.

Qual'è il messaggio principale che vuoi trasmettere ai tuoi allievi?

Il messaggio principale che voglio trasmettere ai miei allievi è che l'impegno di norma paga, come anche la qualità paga.
Nella musica se non in termini lavorativi, paga in termini di soddisfazione, e poi si deve dire che quando sai una cosa la sai e nessuno te la porterà via.
Quindi si può essere musicisti, ma anche grandi musicisti. Non è obbligatorio farlo di professione. Quello che serve è lo studio, l'approfondimento, l'impegno, non la superficialità, e i risultati di solito arrivano, sia dal punto di vista intimo che pubblico.

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Angela De Gregorio